“Curioso,” dice Flavio Belnome mentre le mani che accarezzano la superficie levigata, “il marmo mi ha sempre ricordato la musica; come se quelle venature fossero la partitura di una melodia. Mio nonno diceva che lavorare il marmo è come suonare: serve ritmo, serve intuizione. E, come in musica, ogni errore si paga, ma ogni gesto giusto si sente.”


